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SCAPPIAMO DALLA CITTA’

Volevano fuggire dal caldo cittadino. Avevano ricordato insieme le sere di quando si erano appena conosciuti e scappavano dalla città per viversi lontani da occhi indiscreti. Ma ora? Ora sembrava ridicolo ripetere quelle follie di 14 anni prima, quando la vita era in equilibrio precario come quella di un equilibrista sospeso a 18 metri da terra. Eppure avevano voglia di trasgredire, avevano voglia di tornare giovani, di rompere quella quotidianità che li rendeva sempre più simile ad automi (sveglia, lavoro, pranzo, lavoro, cena, tv e… solo poche volte). Ne avevano trascorsi di black-out in quegli anni, ma nei momenti di difficoltà si erano riusciti a guardare negli occhi e ad aggrapparsi al loro rapporto, come uno scalatore si aggrappa allo spuntone di roccia per respirare. L’ultima crisi solo sei mesi prima. Ne stavano uscendo con le ossa rotte e i lividi nell’anima. Ma anche quella volta si erano ripresi la loro storia, con una promessa: non saremo più quelli di prima. Avevano così deciso di compiere il loro nuovo moto, le loro vite non sarebbe più girate intorno ai loro impegni, ma tutto sarebbe stato strumentale alla loro felicità. Così a 43 anni circa, avevano deciso di vendere il grande appartamento in centro e si erano trasferiti in un quartiere più residenziale: una villetta a schiera con giardino, dove poter dare una pennellata di verde alle loro giornate. Lei aveva lasciato il suo lavoro in una struttura pubblica e aveva deciso di intraprendere la professione libera, dettandosi orari e scadenze. Lui, finalmente si era deciso: aveva iniziato a pubblicare favole per bambini e racconti brevi che aveva avuto un discreto successo su Amazon e che gli aveano garantito di vincere anche qualche premio nazionale.

La loro vita stava cambiando, muovendo piccoli passi. Erano incerti come quelli di un bimbo che iniziava a lasciare la mano della mamma, ma sapevano che un giorno le gambe del nuovo rapporto si sarebbero rafforzate e nulla avrebbe più permesso tentennamenti e inciampi.

In quelle calde serate d’estate avevano ripreso anche la voglia di stare insieme, ma anche lì avevano scoperto quante zavorre li portava a non alzarsi da terra. La routine la faceva ancora da padrone fra le lenzuola, ma Marica voleva di più anche in questa sfera. Così si avvicinò ad Enzo e disse: “Vogliamo fuggire via, come quando mi venivi a prendere dai miei e sognavamo di lasciarci tutto alle spalle, senza avvertire il mondo?”. Sornione, con uno sguardo fra il nostalgico e il rassegnato Enzo le rispose: “Ma’ ti rendi conto di quello che dici. Fuggire? Da cosa? Una volta c’erano i nostri genitori, la nostra voglia di mettersi in gioco. Stiamo già cambiando tanto in questi mesi, ma ora dove andiamo? Da chi fuggiamo?”. “Da noi” rispose Marica: “Dalle nostre fasulle convenzioni di quarantenni per bene. Fuggiamo da ciò che ci lega. Anche solo per poche ore fuggiamo via da qui”. Enzo sorrise, si guardò intorno e decise di ascoltare la sua voce interiore, quella che gli suggeriva una frase imparata a memoria da uno dei loro film preferiti: “Se resto troppo nello stesso posto finisco per fare ciò che gli altri si aspettano” disse ad alta voce. Marica si girò, gli si fiondò addosso e rivide quello spirito ribelle, riscoprendo la bellezza delle immagini e dei sapori del film Chocolat.

Si vestirono velocemente come solo due ragazzi sanno fare, senza preoccuparsi dell’accostamento dei colori o del pantalone più figo. Presero le chiavi della macchina e iniziarono a girare lungo le tortuose stradine provinciali. Lei gli accarezzava i capelli mentre guidava e lui si perdeva nel profumo della sua compagna. D’improvviso si aprì uno slargo lungo la strada e scoprirono una discesa che li portava in una strada interpoderale. Andarono un pò più avanti e… una incantevole vista si aprì ai loro occhi. Il brulicare del lago era sotto di loro e lentamente arrivavano le note di Blue Moon. Come colti da un istinto primoridale, reclinarono i sedili gettarono i loro vestiti e iniziarono ad amarsi, naturalmente, fuori dagli schemi, senza chiedersi il perché. Si riscoprirono forti come due 28enni, come erano quel giorno di aprile di tanti anni prima, quando per la prima volta si conobbero senza freni inibitori.

Fra sussulti e fremiti passarono oltre un’ora, bisbigliandosi frasi leggere. Dopo si distesero l’uno affianco all’altro, respirando quella leggera brezza che proveniva dal lago. “E’ incredibile quanto ci si faccia condizionare la vita dalla quotidianità. I nostri progetti, le nostre aspirazioni diventano i guardiani delle nostre prigioni e noi restiamo infelicemente carcerati nella nostra falsa essenza”.
Iniziarono a liberare le loro menti, risero di gusto a battute stupide come due giovani fidanzati e presero il telefono per fare ciò che non avevano mai immaginato di fare.

Si geolocalizzarono, inviarono la posizione a un loro caro amico e scrissero questo messaggio: “Pensavamo fosse una idiozia, invece è davvero una banale rivoluzione. Aggiungi questo posto alla tua app che spero doni la felicità e la spensieratezza a migliaia di coppie”. Da quel giorno, da quel momento anche loro erano entranti ufficialmente nella comunità di Umberto. Da quel giorno anche loro capirono quanto era importante fare l’amore, ma quanto fosse essenziale farlo al posto giusto!

 

…STORIA SCRITTA DA FRANCESCO
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