5 curiosità sui preservativi

I PRIMI IN EGITTO. Nell’antico Egitto per proteggersi da scottature, sabbia, morsi di insetti gli uomini sotto la gonna indossavano una specie di sacchetto per il pene, tenuto da una striscia di stoffa. Tra gli uomini di rango, però, era diffuso un preservativo per il glande, una piccola guaina che copriva solo la punta del […]
I PRIMI IN EGITTO. Nell’antico Egitto per proteggersi da scottature, sabbia, morsi di insetti gli uomini sotto la gonna indossavano una specie di sacchetto per il pene, tenuto da una striscia di stoffa. Tra gli uomini di rango, però, era diffuso un preservativo per il glande, una piccola guaina che copriva solo la punta del pene, ricavata dagli intestini degli animali. Secondo Aine Collier, autrice del libro Storia del preservativo, quest’ultimo era indossato solo quando si faceva sesso.
I PRESERVATIVI DELLA VITTORIA. I Greci si accontentavano della membrana dell’intestino degli animali o le vesciche dei pesci; i Romani ne possedevano di vari tipi, tutti molto scomodi. Un tipo in particolare si diceva tenesse alla larga figli e spiriti maligni con i suoi poteri magici: gli amanti dovevano intrecciarlo a mano usando un pugno di peli della criniera di una mula.
Più inquietante era il “preservativo della vittoria” che i legionari fabbricavano con la pelle o i muscoli, tirati e ammorbiditi nell’olio, dei nemici caduti in battaglia. Serviva a evitare l’“eruzione del Vesuvio”, come definivano tutte le malattie che colpivano i genitali.
ALTI E BASSI. Il preservativo e i suoi antenati nella storia hanno goduto di alterne fortune: nel Medioevo, per esempio, fu bandito.
Tornò in auge nel ‘500 per arginare le epidemie di sifilide, una malattia che dobbiamo a Cristoforo Colombo e ai Conquistadores che la importarono dal Nuovo Mondo.
All’epoca della comparsa della sifilide, ogni popolo, alla ricerca di un capro espiatorio, accusò del contagio i propri nemici. Così gli italiani battezzarono il morbo“mal francese”, i francesi “male napoleta- no” (o italiano), i portoghesi “morbo castigliano”, i giapponesi “morbo portoghese”, gli olandesi “vaiolo ispanico”, i polacchi “mal dei tedeschi”, i russi “mal dei polacchi”, i persiani “morbo dei turchi”, gli africani“mal spagnolo”, i turchi “mal dei cristiani”.
MADE IN ITALY. È l’italiano Gabriele Falloppio (1523-1562), noto per aver scoperto le tube dell’apparato genitale femminile, a introdurre per primo in medicina il il moderno preservativo come argine alle malattie veneree: «ogni volta che un uomo ha un rapporto sessuale – scrive in un suo libro – dovrebbe utilizzare un piccolo panno di lino avvolto al glande, e trarre in avanti il prepuzio sul glande […] Ho provato l’esperimento su mille e cento uomini, e chiamo Dio immortale a testimoniare che nessuno di loro è stato infettato».
Nel dipinto Falloppio spiega una delle sue scoperte anatomiche al cardinale duca di Ferrara.
TANTE MATERIE. Per lungo tempo i preservativi sono stati realizzati con budella di animali messe a bagno in acqua per ore e poi a macerare in una soluzione alcalina: il processo durava uno o due giorni. I preservativi con le interiora di agnello si producono ancora oggi, seppure in modo diverso, ma non sono molto usati. Col tempo gli sono stati preferiti quelli in gomma (a partire dal 1844, l’inventore statunitense Charles Goodyear – quello degli pneumatici – realizzò i primi rubbers) lattice (a partire dagli anni ’20), in poliuretano (anallergici) e in poliisoprene, un nuovo materiale che si adatta alla pelle.
Nella foto preservativi in una fabbrica Usa degli Anni ’50 gonfiati per testarne la resistenza.
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